Il vino nell’epoca del cambiamento climatico: viaggio nelle Langhe

Di questo viaggio in Langa ricorderò (oltre al virus influenzale che mi sono portata a casa) soprattutto le dissertazioni sulla tematica più scottante del momento, non solo per il comparto agricolo e vitivinicolo ma a livello globale, ovvero il cambiamento climatico e le problematiche ad esso correlate.

Il nostro personalissimo “Friday for future” si è concretizzato in un venerdì mattina trascorso nel quartier generale dell’azienda Gaja, ascoltando le parole illuminate ed illuminanti di Rossana Gaja, degna erede della storica casata.
Giovane ed estremamente competente, nonché molto coinvolgente, senza far calare di un millesimo l’attenzione per oltre un’ora e mezza, Rossana è riuscita ad indirizzarci verso il focus della questione ambientale, senza perdere la strada di casa, che era quella dell’illustrazione delle tecniche utilizzate dalla loro azienda per contrastare il global warming.
L’innalzamento delle temperature non ha solo risvolti negativi, o quantomeno, non in apparenza: ad esempio, per i vini di Langa, in passato le annate buone si contavano sulle dita di una mano nel corso dei decenni, mentre ora, grazie al clima più “temperato”, sono praticamente tutte annate buone. C’è un però: insieme alla temperatura, anche la gradazione alcolica sale, infatti oggi si fa fatica a trovare un Barolo che abbia meno di 15 gradi. Quanto ancora potrà salire la gradazione alcolica prima di avere effetti negativi sui vini?
Il riscaldamento globale, inoltre, porta alla siccità, pertanto la “guerra” del futuro è quella per accaparrarsi l’acqua, risorsa primaria per la vita, non solo per la viticoltura: non è un caso che le multinazionali siano già scese in campo per assicurarsene delle forniture.
E ancora, lo squilibrio climatico porterà sempre nuovi insetti in luoghi dei quali non erano “frequentatori usuali”, creando problemi alle coltivazioni: la lotta agli insetti sarà la sfida della viticoltura del futuro, soprattutto in zone come le Langhe, nelle quale i paesaggi sono artificiali, monocolture realizzate dall’uomo, ovvero paesaggi culturali, e che per questo motivo hanno ottenuto anche il riconoscimento in qualità di Patrimonio Mondiale UNESCO, ma che sono più fragili dal punto di vista della resilienza e della biodiversità.

A partire dal 2015 ci sono stati vari interventi di peso su questa problematica, a partire dall’enciclica “Laudato Si’” di Papa Bergoglio, che ha voluto dimostrare come il nostro sistema economico stia generando sofferenza a livello planetario e pertanto non abbia funzionato per un’equa distribuzione delle risorse. Inoltre, sempre nel 2015, a Parigi è stato firmato da 195 paesi un patto nel quale si sono impegnati a contenere l’aumento della temperatura, ridurre la CO2, ma poi purtroppo alcuni stati si sono ritirati dall’accordo, come ad esempio gli Stati Uniti nel momento del subentro alla presidenza di Donald Trump.  Infine, c’è il movimento dei giovani che, con l’adesione ai “Fridays for future” di Greta Thumberg, cercano un nuovo paradigma, quello della sostenibilità a livello globale.
Clima, territorio, viticoltura ed enologia sono i 4 fattori che contribuiscono alla produzione del vino: il cambiamento climatico pone una sfida epocale, con l’alternarsi di periodi di siccità e precipitazioni abbondantissime e con due settimane di media di anticipo della maturazione, in tutta Europa.
Le Langhe sono una realtà da 14 milioni di bottiglie prodotte, che sembrano tante, ma nel mercato mondiale sono una piccolissima “bolla”. Il nebbiolo è la varietà autoctona del territorio delle Langhe, un po’ bizzarra perché necessita di particolari attenzioni, essendo sensibile alle gelate a causa del suo germogliamento precoce. A maturazione tardiva (infatti quando siamo arrivati il 17 ottobre c’erano ancora vendemmie in corso), predilige terreni magri, con poco scheletro, ed importanti sbalzi termici tra giorno e notte durante la maturazione per concentrare il suo patrimonio aromatico.

Da Gaja, non potendo opporsi in alcun modo alla “degenerazione” climatica, si è cercato di proteggere i terreni, aumentando la biodiversità e lavorando sulla resilienza delle piante: tutta la superficie aziendale, infatti, è inerbita naturalmente con erbe spontanee. Inoltre, da circa 10 anni l’azienda collabora con un botanico, un entomologo, due agronomi e un genetista, che fungono da consulenti. In autunno il biologo che controlla le piante che crescono spontaneamente sul terreno, per dare indicazioni sulle carenze o necessità del suolo. In autunno vengono seminate le essenze necessarie, a file alterne di anno in anno: le semine aiutano a contenere il fenomeno dell’erosione del terreno ad opera delle sempre più frequenti forti piogge, che in un territorio collinare sono potenzialmente devastanti. A metà maggio nei filari passano delle macchine che, a seconda delle necessità, piegano o tagliano i fusti delle piante. La scelta delle essenze varia a seconda delle caratteristiche del suolo: leguminose, se il terreno è magro, graminacee se è grasso. L’orzo viene seminato nella zona di Serralunga perché lì i terreni sono asfittici e la radice dell’orzo riesce a scavare fori nei suoli e in tal modo li ossigena. La senape, invece, disinfetta i terreni ed elimina gli eccessi. Questi principi, alla base anche della biodinamica, fanno sì che api ed insetti popolino le vigne in primavera, le prime dando una buona scorta di miele. I fiori, inoltre, sono seminati in base alle caratteristiche del suolo: fiori bianchi sui terreni di Barolo per effetti simili a quelli dell’attrazione lunare. Sul Barbaresco fiori arancioni e rossi, seguendo sempre le indicazioni della biodinamica. Anche il compost con cui si fertilizzano i terreni è prodotto da animali da latte, in prevalenza vacche, perché non possono assumere ormoni, e viene successivamente rigenerato dai lombrichi che lo trasformano in materiale organico utile alla concimazione naturale.
Rossana, “un terzo” della quinta generazione della storica azienda, che conta anche propaggini in Toscana, a Bolgheri, racconta tutto questo con una certa soddisfazione e malcelato orgoglio.

di Ilaria Oliva

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...