Winelovers di tutto il mondo unitevi: è tempo di Cantine Aperte

Sapete qual è la differenza tra un agenda comune e quella di un enofilo?
Che  i giorni contrassegnati in rosso in quella del secondo sono nettamente superiori. Abbiamo appena fatto ingresso nel mese di giugno e, su bloggingwine, non possiamo fare a meno di raccontarvi una delle più belle festività di fine maggio: Cantine aperte, due giorni all’insegna del buon bere dove le cantine associate aprono porte, vigneti e impianti per offrire degustazioni guidate dei vini e verticali delle etichette più pregiate.
Lo scorso 26 Maggio, nonostante il tempo cercasse di dissuadere la popolazione winelovers minacciando il ritorno di marzo, mi sono svegliata di buon ora e, dopo aver fatto colazione, doccia e danza del sole,  sono partita alla volta del mio eno-tour.

La direzione è la cosiddetta “Magna Grecia”, entroterra tarantino pieno di tesori dove siti archeologici e leggende rivivono sullo sfondo di bellissime spiagge dorate. Parlando col palato possiamo affermare che la zona suddetta è la Terra del Primitivo, vino Doc dalle origini ancora incerte. La leggenda vuole che il primitivo sia stato importato dalle popolazioni greche più di duemila anni fa, ma recenti studi sul DNA del vitigno lo legano allo Zinfandel (coltivato in California e Australia).
La  produzione del Primitivo è consentita nella provincia di Taranto con epicentro a Manduria, la città dove ha inizio in nostro eno-tour. La prima tappa non poteva che essere il Consorzio Produttori vini fondata nel lontano 1928 quando un gruppo di vignaioli lungimiranti rilevò un vecchio stabilimento fondando un’associazione di produttori, dapprima sotto il nome “Federazione Vini” e  in seguito “Consorzio Produttori vini e Mosti Rossi da taglio per la zona di Manduria”. La cantina conta 1000 ettari di vigna, metà dei quali allevati ad alberello, e quattrocento soci appellati Maestri in Primitivo. Valore aggiunto alla produzione vinicola della cantina è la presenza di un museo, costruito nelle cisterne ipogee, che raccoglie documenti, testimonianze e oggetti relativi alla storia e all’arte dei vignaioli.
Dal 2003 il Consorzio edita “ Alceo Salentino”, rivista che tratta in maniera singolare temi di cultura enoica riuscendo ad accaparrare un pubblico vario.
La degustazione ha visto susseguirsi tutta la gamma dei loro vini, dalla linea classica con Aka, Zin, Neama alla nuova etichetta Alice, dalla linea Selezione con Lirica, Memoria alle Riserve: Sonetto, Elegia, Abatemasi e  il madrigale.

Già avvinazzati ci siamo diretti verso la seconda meta: la Cantina Pliniana; fondata nel 1964 da soli Produttori di uve, oggi ha più di cinquecento soci. I vigneti si estendono per novecento ettari di vite, anch’essa coltivata per lo più ad alberello con prevalenza di Primitivo che nasce in pianura e si estende fino al mare.
Ad attenderci c’è una degustazione in verticale iniziata con il primitivo rosato, primitivo e Negramaro della linea Messapo. Nel mezzo i due primitivi Plinius Maior ed infine il Suavis primitivo di Nanduria dolce naturale.

Salutata Manduria abbiamo marciato verso la terza meta: Torricella a Trullo di Pezza dove le sorelle Simona e Marika Lacaita hanno ereditato da loro padre la passione e la dedizione per la terra. La Masseria ottocentesca che gestiscono è la casa natale di alcuni vini biologici. La vinificazione avviene in un’area immersa nel verde con grandi silos di acciaio per l’affinamento. All’interno della masseria vi è una parte dedicata all’affinamento in legno con barrique in rovere francese e tonneaux previste solo su tre etichette, due di primitivo e una di aglianico che sono proprio le protagoniste della degustazione: Scargoglio 100% aglianico, Li Curti e Pezzale entrambi 100% primitivo. Trullo di Pezza ama accogliere i suoi ospiti e i winelovers in una sala degustazione con living e cucina a vista regalando, attraverso l’organizzazione di wine tasting, delle vere e proprie esperienze sensoriali.

La quarta tappa ci ha condotto in una della tre cantine della famiglia Quarta contraddistinte per tradizione e innovazione, Tenute Emèra a Lizzano a due passi dalla Costa ionica. Il nome si rifà alla dea Emera, divinità greca. Immersa tra i vigneti sorge l’antico Casino Nitti appartenuto al primo presidente del consiglio del Regno d’Italia del primo dopoguerra, Francesco Saverio Nitti. All’interno della struttura sorgono gli antichi palmenti dei primi del ‘900 utilizzati ancora oggi per rivivere l’emozione della tradizionale pigiatura dell’uva coi piedi durante l’annuale festa de “Lu Capucanali”.
In degustazione, per l’occasione, ci sono stati offerti i vini rossi prodotti nella tenuta Qu. Ale blend di Negramaro, primitivo e shiraz; Anima di Negramaro 100% Negramaro Lizzano; Anima di primitivo; Salice Salentino 85% Negramaro e 15% Malvasia nera e Sud del Sud 35% Negramaro, 35% primitivo e 10% Cabernet, petit verdot e shiraz.

Sopravvissuti alla quarta cantina ci siamo diretti, coraggiosamente, verso l’ultima meta: Varvaglione, cantina impegnata nel settore vitivinicolo dal 1921 ha permesso che tradizione ed esperienza si fondessero in un perfetto connubio attraverso l’impiego delle più avanzate tecnologie di vinificazione. Dal tramonto a mezzanotte Varvaglione ha “alzato i calici” ai winelovers allestendo lo spazio esterno a festa con postazioni di ogni genere: da master class sui lievitati con annesso assaggio di pizze a cura dei maestri pizzaioli di Luppolo e Farina, a cocktail a base di vino, musica dal vivo e  – ovviamente – la postazione con i vini marchiati Varvaglione192 nelle linee, 12 e mezzo, Luxury, Papale, vini classici bianchi e rossi.

Arricchiti di nuove conoscenze e saperi abbiamo già segnato sulla nostra agenda da enofili l’appuntamento con Cantine aperte di maggio 2020.

di Silvia Scordino

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