In vino vita: Emidio Pepe, storia di una famiglia

Quindici ettari vitati, quasi sul limitare tra l’Abruzzo e le Marche, a 10 km dal mare adriatico e a 20 km dal Gran Sasso: questa è la collocazione geografica dell’azienda, ma per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo raccontare, seppur brevemente, la storia dell’uomo che alla stessa dà il nome: Emidio Pepe

Il decano della vinificazione abruzzese, oggi 87enne, è un uomo di campagna, nel senso reale e concreto del termine: da quattro generazioni la famiglia Pepe si tramanda l’arte del vino, ma è Emidio, che, negli anni ’60 del secolo scorso, comprende le qualità del Montepulciano d’Abruzzo e comincia a venderlo in bottiglia. Personaggio dal carattere indomito, non si è arreso davanti alle difficoltà: sempre negli anni ’60, per dirne una, la regione Abruzzo aveva organizzato una spedizione a New York di alcune aziende rappresentative del territorio, ma la Pepe non fu accettata in quanto ritenuta azienda troppo piccola. Il nostro non poteva accettare l’affronto e, dopo una settimana, con sei bottiglie dei suoi vini, partì ugualmente per New York, andò a trovare un ristoratore italiano che aveva aperto un ristorante nella grande mela, e tornò con una rete vendita imbastita, pur non conoscendo nemmeno una parola di inglese!

Il racconto della figlia Sofia, tenutosi lo scorso sabato 4 maggio a Borgo Egnazia durante la serata dedicata all’azienda di famiglia ideata e realizzata dalla Fondazione Italiana Sommelier Puglia e condotta da Paolo Luciani (docente e relatore Bibenda), è stato appassionato e coinvolgente, a tratti anche divertente con aneddoti di vita vera, e soprattutto ha consentito a chi era presente di comprendere appieno la realtà da cui provengono alcuni dei più importanti vini italiani.

Innanzitutto, ci è stato fatto notare come sia un’azienda che non ha uno slogan: a parte “in vino vita”, che riassume l’etica e l’identità aziendale, non c’è un claim pubblicitario, in quanto i vini hanno praticamente “viaggiato quasi da soli”, sostenuti dal lavoro di produzione che c’è alla base. Perché a Torano Nuovo producono solo Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo (da qualche anno anche un po’ di Pecorino); le vigne sono tutte vecchie, di 40/50 anni; il vino è totalmente naturale, senza additivi; in vigna non si usano altre sostanze che non siano rame in cristalli e zolfo di miniera, come trattamenti; perché le uve vengono raccolte a mano, diraspate manualmente, pigiate coi piedi, come nell’antichità; il mosto fermenta in piccole vasche di cemento per 20/25 giorni, vasche spesse 25 cm affinché la temperatura si mantenga costante, per poi passare in maturazione due anni, sempre in cemento, senza che venga filtrato né chiarificato. Alla fine di tutto il procedimento, una parte del vino viene decantato ed imbottigliato, tutto a mano, e messo in riserva, mentre il resto va sul mercato, dove al momento hanno ben 40 annate in vendita ed il 50% va all’estero!
Sofia ha anche raccontato come abbiano provato ad innovare le tecniche produttive, ma che Emidio poi non riconoscesse più il suo vino, per cui hanno lasciato perdere e sono rimasti fedeli alla loro tradizione.

La dimostrazione pratica che tutto questo non solo è possibile, ma che dia anche risultati eccellenti viene dalla doppia verticale affrontata: 5 annate di Trebbiano e 5 di Montepulciano, toccando vette altissime.

Del bianco abbiamo potuto degustare le annate 2016, 2014, 2007, 2004 e 1995; del rosso siamo partiti dal 2010, per scendere attraverso il 2001, 1997, 1983, fino al 1974!
Sofia ha portato con sé bottiglie di annate calde e fresche proprio per dare un’idea delle differenze a livello “didattico”: scopriamo così che il Trebbiano d’Abruzzo comincia a dare il meglio di sé dopo 10 anni, per cui assaggiare il 2016 è praticamente compiere un infanticidio, ma pur tuttavia l’annata tribolata, molto piovosa, che impediva addirittura di effettuare i trattamenti in vigna, ha prodotto una bella spalla acida che è stata utile al vino per avere una buona freschezza e un’immediata sapidità in bocca.  L’annata calda del 2014 invece si riconosce immediatamente dalla concentrazione cromatica, che vira maggiormente verso l’oro, e in bocca grazie alla forte mineralità che lascia un finale quasi salato e un sorso più lungo. Un mix tra caldo e pioggia è invece il 2007, che si presenta con un dorato intenso alla vista ed ha i sentori di un passito, frutta matura quasi esotica, e miele; in bocca ha meno acidità ma un’ampiezza e una profondità incredibile. Il 2004, annata piovosa, presenta una leggera speziatura e un fruttato e floreale leggermente in appassimento, che si ritrova moltiplicato nell’annata 1995, caldissima e con uva surmatura: dal colore quasi buccia di cipolla, sembra quasi un passito!
Il Montepulciano ha come connotazione comune a tutte le annate la presenza di un tannino perfettamente integrato e assolutamente nobile, che lo rende un vino godibilissimo fin dalle bottiglie più giovani.
Dal 2010 fino ad arrivare al 1974 è come assistere ad un’escalation di eleganza ed equilibrio a prescindere dalle influenze climatiche, mantenendo inalterata nel tempo la vitalità, anche a distanza di 45 anni.

Una degustazione incredibile, che si può riproporre andando direttamente in azienda, dove c’è anche la possibilità di soggiornare nella vecchia casa padronale trasformata in bio-resort: esperienza consigliatissima!

di Ilaria Oliva
foto courtesy Fondazione Italiana Sommelier Puglia, ph. Vito Gallo

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