Vinitaly e dintorni: viaggio alla scoperta delle terre del nord-est

Valigia chiusa, di corsa a dormire e in un batter d’occhio, con il sorgere del sole, suona la sveglia. Abbandonata la stanza da letto e salutata la Puglia ci mettiamo in marcia.
Dopo circa un’ora di volo, nonostante il cielo minacci pioggia, un paesaggio suggestivo si presenta ai nostri occhi: nel cuore della Lombardia si estendono duecento chilometri quadrati di Franciacorta.

La storia di quel territorio lombardo si è distinta per la presenza di enti monastici che, proprietari di grossi terreni, si occuparono di bonificare e coltivare. Durante le lotte e gli intrighi tra guelfi e ghibellini, nella Franciacorta del ‘Quattrocento, vi trovò rifugio persino Dante Alighieri. Fu in quello stesso periodo che i guelfi, sconfitti, consegnarono la città di Brescia alla Repubblica Veneta che edificò le famose torri di avvistamento quadrate e merlate che ancora oggi caratterizzano il territorio e ne fanno da stemma.
Nel settore vinicolo a contraddistinguere il territorio è l’origine morenica dei terreni che, donando una notevole ricchezza minerale, condiziona le caratteristiche sensoriali di ogni Franciacorta.

La prima casa vitivinicola ad accoglierci è Bersi Serlini, azienda di origini medievali riconducibile ai monaci di Cluny che ne costruirono le mura. Nel 1866 la cantina fu acquistata dalla famiglia Bersi Serlini che, sotto la direzione di Arturo, nel 1970 produsse la prima bottiglia di Brut in Franciacorta. L’azienda è ancora oggi nelle mani di Arturo e delle sue figlie Chiara e Maddalena.
In uno scenario unico e suggestivo entriamo nella prima delle due cantine sotterrane: la cantina di vinificazione scavata a 12 metri sotto terra con pareti di argilla, limo e creta. L’ambiente naturale e la temperatura favoriscono l’attività di produzione mantenendo intatta l’unione fra la vite ed il luogo di vinificazione. La cantina è attrezzata con vasche in acciaio inox e barrique per la fermentazione del vino base Franciacorta DOCG.
Nella seconda, la cantina di maturazione,  assistiamo ad una vera e propria lezione sulle bollicine:  scavata a cinque metri di profondità  presenta la tipica architettura quattrocentesca in freschi ambienti in cotto con volte a sesto di botte e a crociera; qui  le cuvée invecchiano e acquisiscono caratteri unici grazie alla lunga maturazione.
Le bottiglie rimangono in questa cantina dai 18 mesi per i brut ai 10 anni per i grandi millesimati.
Con l’acquolina alla gola il tour in cantina si conclude con una degustazione sensoriale di quelle stesse bollicine. Alla tavola rotonda del piano superiore ci sottopongono tre ampolle contenenti degli aromi: il nostro compito era individuare quale corrispondesse al Brut Anteprima blend di uve Chardonnay e Pinot Nero, quale all’anniversario Blanc de Blancs dedicato ai cinquant’anni della denominazione Franciacorta e quale al Rosa Rosae millesimato, anch’esso blend di uve Pinot Nero e Chardonnay.
Da buoni enofili non potevamo lasciare la Franciacorta senza aver degustato l’emblema del territorio: il Saten. Il suo profumo fresco e intenso e la delicatezza del perlage lo rendeno un vino unico e di estrema morbidezza.

Con la promessa di tornarci presto abbiamo lasciato la Franciacorta per avventurarci in Trentino, regione dalla viticoltura di montagna e terra vocata alle bollicine di grande eleganza e complessità. A Trento ci attendeva l’eccellenza del Trento Doc (prima doc italiana per il metodo classico): il mito Ferrari.
L’azienda è figlia di Giulio Ferrari e dal suo sogno di far nascere in Trentino un vino che potesse competere con gli Champagne francesi. Ferrari intuì e valorizzò il territorio portando (per primo) lo Chardonnay in Italia e avviando la produzione di pochissime bottiglie con una meticolosa osservazione della qualità. L’imprenditore, privo di eredi, cercò a lungo un successore per il suo lavoro. La scelta ricadde su Bruno Lunelli.
La passione e la capacità imprenditoriale di Lunelli riuscirono ad incrementare la produzione di Ferrari senza mai comprometterne la qualità. L’azienda proseguì sotto la direzione dei figli di quest’ultimo che avviarono le produzioni del
Ferrari Rosé, il Ferrari Perlé e il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, trasformando la casa vitivinicola la leader italiana della bollicina da brindisi.
La terza generazione dei Lunelli continua, oggi, a mantenere alto il nome e il sogno di Giulio Ferrari nel mondo.
Tutte le etichette Ferrari sono Trentodoc e nascono esclusivamente da uve trentine coltivate in alta quota secondo i princìpi di un’agricoltura sostenibile di montagna.
La Cantina è uno scrigno contenente un enorme patrimonio di storia passata, presente e futura: oltre venti milioni di bottiglie riposano al silenzio e al buio in un’atmosfera surreale preparandosi a donare al vino un tripudio di emozioni e aromi.
La seconda fermentazione avviene in bottiglia attribuendo a ognuna di esse una storia unica. Uno dei passaggi più interessanti è quello del remuage, una rotazione eseguita a mano che, giro dopo giro, rende il vino più puro.
Lasciata la Cantina la nostra visita prosegue a Villa Margon, una dimora cinquecentesca dalle mura affrescate che raccontano l’importanza della coltivazione della vite nel territorio da secoli. La villa storica, di straordinaria bellezza, è la sede di rappresentanza della famiglia Lunelli.

A chiudere il nostro viaggio enologico non poteva mancare Verona: due giorni dedicati al 53° Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati.
Le numerose degustazioni di prodotti provenienti da sud, centro e nord Italia ci hanno confermato, ancora una volta, che la nostra nazione si fa pioniera nella produzione vitivinicola favorendo la scoperta di nuovi vitigni, valorizzando la produzione di quelli autoctoni e suscitando l’invidia di tutto il mondo grazie a una ricerca attenta e minuziosa che punta sempre più a vini di qualità.
L’ultima tappa del nostro tour non poteva che essere il padiglione pugliese, dove l’incontro con i produttori e i sommelier impegnati all’Enoteca regionale si è trasformato in un momento di condivisione e amore per i doni della nostra amata terra.

di Silvia Scordino

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