Giovani, carini e…molto impegnati: il ritratto di una generazione vulcanica.

A nord della Basilicata, intorno al monte Vulture e ai meravigliosi laghi di Monticchio, si apre uno scenario fantastico, baciato dalla fortuna di una bellezza fuori dal comune, e, nonostante questo, forse non ancora noto come meriterebbe. Luoghi in cui il lavoro della terra ha sempre fatto la parte del leone, e che ora, con la propizia designazione di Matera a Capitale europea della Cultura per il 2019, si spera possano avere una maggiore visibilità. Per questo motivo otto aziende vinicole locali hanno deciso di fare massa critica e creare un marchio identitario da diffondere in modalità quanto più virale e vitale possibile: nasce così “Generazione Vulture”.
Le aziende coinvolte sono Bisceglia con sede a Lavello, Carbone a Melfi, Martino a Rionero, Basilisco in Vulture, Elena Fucci a Barile, Musto Carmelitano con sede a Maschito, Madonna delle Grazie e Grifalco a Venosa.

Questi ragazzi “volcanic inside” non hanno voluto costituirsi in associazione o consorzio, ma preferiscono impegnarsi concretamente in prima persona nella promozione, infatti li si trova sovente in tour per l’Italia e non solo, a raccontare il loro progetto e il loro territorio: cosa che hanno fatto anche domenica 10 febbraio, ospiti della delegazione Terra dei Messapi della FIS Puglia, nel salone del Vinilia Wine Resort a Manduria.  Simpatici ed empatici come pochi, i tre rappresentanti del gruppo, Elena Fucci, Luca Carbone e Viviana Malafarina, hanno coadiuvato il relatore FIS Luca Busca in un racconto articolato della zona del Vulture, spiegando le differenze tra i suoli, in alcuni punti maggiormente composti di sabbie laviche, in altri di marne, in altri ancora di arenarie, che influenzano le differenti sfumature di vino realizzate dal medesimo vitigno, l’Aglianico del Vulture, il principe del territorio, conosciuto anche come “barolo del sud”. Potente per struttura, tannino ed estrema mineralità, a seconda anche dell’altitudine in cui sono collocate le vigne, subisce delle minime variazioni di personalità, mantenendo un’identità ben riconoscibile. La degustazione ci ha fatto scoprire queste piccole varianti, in alcuni casi “sacrificando” dei vini ancora troppo giovani, ma ugualmente ben rappresentativi dell’universo Aglianico.

Grifalco è un’azienda di proprietà della famiglia Piccin, che ha iniziato a produrre vini in Basilicata nel 2004, dopo una esperienza ventennale in Toscana. Oggi sono i figli Lorenzo, che si occupa delle vigne e della cantina, e Andrea, che segue il commerciale, a condurre i vigneti storici, alcuni di oltre 80 anni, che poggiano su colline alte fra i 450 e i 580 metri sul livello del mare, e ne producono interessanti vini, utilizzando solo ed esclusivamente uve di Aglianico, il tutto con certificazione biologica. L’annata 2016 dell’omonimo vino ci consegna un blend di uve provenienti da vigneti della zona di Venosa, a cui una leggera trasparenza conferisce eleganza e finezza. A primo impatto, essendo un vino giovane, prevale decisamente la nota fruttata, corredata poi da un aroma floreale di viola, una nota minerale forte, ematica, ed elementi di terziarizzazione molto eleganti. In bocca la sorsata è molto fresca nonostante l’elevato livello di alcool e la tannicità molto forte e ancora scalpitante, con un retronaso fruttato.

Elena Fucci ci ha raccontato personalmente la nascita della sua azienda dal recupero dei vigneti di famiglia, nel 2000: i suoi nonni erano viticoltori, non vinificavano, e lei ha deciso di tenere i vigneti, circa 6 ha intorno alla cantina, situati a Barile ad un’altitudine di 600 metri, e di realizzare una piccola produzione di qualità. La resa infatti è di 50 quintali per ettaro, da cui riesce a imbottigliare 25-30 mila bottiglie. Titolo 2016 è frutto di un’annata fresca, per cui la mineralità risalta ancora più intensa, la nota balsamica è forte, la speziatura molto fine; in bocca ha una grande freschezza, una bella dotazione alcolica e tannica e un frutto in secondo piano, ma sempre presente.

Madonna delle Grazie, azienda di proprietà della famiglia Latorraca, nasce da un’attività di vendita di uve, nel 2003 trasformata in attività di vinificazione ed imbottigliamento, da sole uve aglianico del Vulture in diverse contrade dell’agro venosino ad altitudini comprese tra i 400 ed i 550 metri s.l.m. per un totale di circa 8 ha e mezzo. Messer Oto 2015, vino di punta, è frutto di un’annata abbastanza regolare: affinato solo in acciaio, presenta una nota vegetale che lo distingue dagli altri vini precedentemente degustati. Ovviamente prevale il sentore fruttato ed una forte nota minerale, che si rispecchiano in bocca tra freschezza, grande bevibilità e un tannino vivido. La persistenza è buona, nonostante non faccia legno, e presenta ritorni vegetali, fruttati e minerali.

Musto Carmelitano, azienda agricola a conduzione familiare da più di tre generazioni, nel 2005 è passata in gestione ad Elisabetta e suo fratello Luigi, i quali hanno ereditato la passione per la terra e il vino dai propri genitori e nonni. Nel 2006 il rinnovamento ha visto la costruzione della nuova cantina, l’acquisto di attrezzature e la collaborazione dell’esperto enologo Sebastiano Fortunato. L’azienda consta di tredici ettari, nove dei quali dedicati ai seminativi e quattro ai vigneti, coltivati seguendo il metodo biologico. Serra del Prete 2015 è un vino che fa affinamento in cemento e 12 mesi in bottiglia: al naso viene immediatamente fuori la mineralità ed una più intensa nota ematica, dovuta appunto alla composizione vulcanica del territorio di Melfi. Dopo la nota ematica emergono le note primarie di frutta e un leggero sentore vegetale. In bocca si avverte una sapidità più intensa.

L’azienda Bisceglia Fondata nel 2001 da Mario Bisceglia, si trova a Lavello, in una propaggine della Basilicata che va verso la Puglia, con vigneti posti in zone pianeggianti. Oggi il figlio Michele si occupa del commerciale e della comunicazione di un’impresa che riesce ad imbottigliare circa 120mila bottiglie. Il Gudarrà 2015, da un’annata climaticamente pressoché perfetta, presenta un ampio ventaglio aromatico, con elementi primari di frutta, mineralità ed elementi terziari di speziatura e tostatura. In bocca più rotondo dei precedenti, fresco, con un tannino ricco e ben integrato, e una lunga persistenza minerale.

Luca e Sara Carbone hanno ripreso in mano le redini dell’azienda di famiglia, che negli anni ’90 aveva avuto una pausa delle attività: del 2005 sono la prima vinificazione di aglianico e i progetti della cantina, della bottaia ipogea e dei nuovi vigneti. Oggi si occupano della coltivazione di 7 ettari a regime biologico con una produzione attuale di circa 25000 bottiglie. La particolarità della bottaia merita una nota di approfondimento: è il cuore dell’azienda e si trova in pieno centro a Melfi. Ipogea, scavata nel tufo vulcanico, è il luogo ideale dove invecchiano le due etichette di aglianico più importanti, grazie a temperatura costante e umidità naturale. Nata probabilmente come cava per materiale edile, fu chiusa dopo il terremoto del ’30 ed è ora visitabile. Stupor Mundi 2014 viene da un vigneto vecchio 43 anni: fa due settimane di macerazione sulle bucce ed infine passa in tonneau 12/15 mesi. Al naso la prima cosa che si svela è una nota balsamica di canfora, quindi un sentore vegetale di erbe aromatiche; gli elementi terziari sono ben amalgamati tra di loro, e, caratteristica comune a tutti i vini finora degustati, anche questo ha una perfetta rispondenza gustolfattiva.

L’azienda Martino è una presenza storica del territorio del Vulture, nata negli anni ’40 grazie al nonno di Carolin, che oggi affianca il padre Armando nella produzione di vini da uve provenienti da vigneti dislocati tra Rapolla, Ripacandida e Ginestra. Martino 2012 DOCG Superiore, al naso si apre con intensi profumi di liquirizia e menta, oltre ad un fruttato ancora integro e una persistente mineralità, accompagnati da un’intensa speziatura. In bocca la freschezza intensa sostiene il vino conferendogli una gran bevibilità e lunga persistenza.

Chiusura in bellezza col Basilisco 2012: ce ne parla Viviana Malafarina, che gestisce l’azienda omonima con l’ausilio di Pierpaolo Sirch, responsabile anche della gestione dei vigneti. Nata all’inizio degli anni novanta puntando da subito alla più alta qualità, sia in vigna che in cantina, l’azienda diventa in pochi anni un gioiello del panorama vitivinicolo del meridione, con l’acquisizione, all’inizio del 2011, da parte di Feudi di San Gregorio: 25 ettari interamente in biologico per una produzione di 50/60 mila bottiglie di Basilisco. L’annata in degustazione si presenta armonica per merito del clima caldo e del necessario tempo di affinamento in bottiglia, dopo i 12 mesi in legno. Colpisce subito per una forte balsamicità ed un fruttato perfetto sostenuto da una forte mineralità, che conferiscono al vino un naso ricco ed ampio. In bocca una grande freschezza conferisce facilità di beva ed una perfetta rispondenza gustolfattiva chiude la fantastica esperienza degustativa.

Lavoro ed impegno in vigna e fuori pagano: non è un caso che molti di questi vini siano stati premiati con i 5 grappoli dalla Guida Bibenda. Anche in questo caso non ci resta che organizzare un bel tour tra le cantine del Vulture: venite con noi?

di Ilaria Oliva
Ph Alessandro Colazzo  per FIS Puglia

 

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