Orgoglio primitivo, la delegazione FIS tarantina compie due anni

Sognare non è un puro esercizio di stile, come dimostra la storia della delegazione “Terre dei Messapi” della FISFondazione Italiana Sommelier – Puglia, a soli due anni dalla sua nascita: capitanata da una giovanissima delegata, la sommelier Valentina Valente, 28 anni di grazia e determinazione, è arrivata al traguardo della seconda candelina con un bel gruppo di futuri sommelier che sosterranno a breve l’esame conclusivo del terzo livello del corso professionale.

Per festeggiare la ricorrenza Valentina ha voluto organizzare, per la serata dello scorso 9 febbraio, un evento tematico, dal titolo evocativo “Orgoglio Primitivostrutturato in due sezioni: un seminario con degustazione guidata sul tema “Primitivo di Manduria e suoi fratelli dal mondo”, condotto da Paolo Lauciani (relatore, docente e degustatore ufficiale di Fondazione Italiana Sommelier) e dei banchi d’assaggio per la degustazione dei vini PRIMITIVO DI MANDURIA DOC e PRIMITIVO IGP SALENTO premiati dalla guida vini BIBENDA 2019, accompagnati dal finger food a cura dell’Executive Chef Pietro Penna del Vinilia Wine Resort, sede tarantina della delegazione FIS.

L’occasione è stata ghiotta, oltre che per i vini e i deliziosi piatti abbinati, per fare il punto della situazione del comparto vitivinicolo nelle terre del Primitivo grazie alla presenza di numerosi produttori del territorio e della Presidente del Movimento Turismo Vino Puglia, Maria Teresa Basile Varvaglione, dell’omonima azienda. Stuzzicati dal Presidente regionale Giuseppe Cupertino e dalla moderatrice Monica Caradonna, i partecipanti hanno fatto sentire la propria voce, dopo aver ascoltato i dati de “Il rapporto sull’enoturismo 2018”, secondo il quale l’enoturismo è in forte crescita ma le destinazioni maggiormente proposte dai tour operator internazionali risultano essere la Toscana (presente nel catalogo di offerta del 72% degli operatori considerati) e il Piemonte (59%): la Puglia ancora stenta a decollare, nonostante i tanti sforzi compiuti dai singoli produttori e dai consorzi ed associazioni di categoria. Il problema principale pare essere un certo scollamento tra le realtà produttive ed il mondo politico locale, peraltro invitato all’evento ma non presente con alcun rappresentante. L’esortazione dei produttori è quella di elevare il livello qualitativo dell’accoglienza, facendo maggiore leva sui consorzi e sulle varie forme di associazionismo con finalità promozionali. Fiera del suo vitigno d’elezione, il Primitivo, la zona di Manduria (e dintorni) vorrebbe poter rivendicare un ruolo più di rilievo nel panorama pugliese e fungere anche da traino alla regione in Italia e nel mondo.

La degustazione guidata da Paolo Lauciani, svoltasi all’evento, è stata imperniata sui “fratelli d’elezione” del grande vitigno pugliese, focalizzando l’attenzione su alcune tipologie croate, tenuto conto che il primitivo pugliese ha origine balcanica e quindi le similitudini tendono ad essere molto forti.
Il primo vino in degustazione proveniva da un’azienda sull’isola di Brač, la più grande della Dalmazia, dove si trova una delle cantine più modernamente attrezzate e curate di quest’area, Stina, dal nome della pietra bianca che ricopre praticamente l’intera isola. Nel 2009 Jako Andabak affitta la cantina della cooperativa agricola di Bol ed inizia a rinnovare i vecchi vigneti impiantandone anche dei nuovi, mantenendo però l’antico modo di coltivazione e la vendemmia manuale. I vigneti Stina spiccano grazie alla loro forma ad anfiteatro con terrazzamenti e muretti a secco molto simili a quelli delle campagne pugliesi. Inoltre, si estendono su un altipiano che raggiunge un’altitudine fino a 550 m sopra il livello del mare, il che fa sì che l’uva riceva un’ottimale misura di sole e sale, garantendo così un gusto eccellente. Molto particolare è anche l’etichetta della confezione, ispirata dalla bianca pietra dell’isola di Brač e il suo design progettato dal rinomato studio di design Bruketa & Žinić, ricevendo numerosi riconoscimenti internazionali. Volendo è possibile farsi ispirare dal vino o dal territorio di provenienza per realizzare lavori artistici “in presa diretta” con il suo vino rosso. Estetica a parte, il Tribidrag 2016 si è rivelato immediatamente un grande vino: vinificato interamente da uve Tribidrag (l’equivalente del primitivo e dello zinfandel), con fermentazione spontanea e maturazione di un anno in barrique, che ne preserva il colore rubino con ancora qualche traccia di porpora, presenta un naso elegante e molto intenso, quasi scuro, con sentori di mora, polvere di caffè, liquirizia, una nota ferrosa e di grafite, nonché una leggera speziatura. In bocca si rileva una notevole spinta acida e tanta sapidità, con una punta leggermente forte sul finale, ma non amara. I 14° alcolici sono perfettamente integrati dalla piacevolezza glicerica, al punto che non si avvertono nemmeno.

La seconda bottiglia, proveniente da un’azienda a circa 23 km dal centro di Spalato, nella regione costiera della Dalmazia, Vuina, porta il nome di Crljenak Stafileo Zinfandel 2015: è fatto con uve Crljenak Kastelanski, altro nome del medesimo equivalente del nostro primitivo, fermentato senza lieviti aggiunti e maturazione per 18 mesi in botti di varia capacità. Il colore è molto simile al precedente, ma al naso ha sentori di cenere, sottobosco, si riconosce un frutto, amarena, ma quasi in confettura e la parte alcolica al naso è più pungente. In bocca invece troviamo un po’ di ridotto, forse dovuto ad una botte vecchia, sicuramente è meno elegante del precedente, con una lievissima scissione acida, un po’ arcaico come concezione.

Il terzo vino proveniva da una piccola azienda vinicola a gestione familiare con una tradizione di 12 generazioni, Mugudić, sita sulla penisola di Peljesac nella Dalmazia meridionale, dove si pratica agricoltura biologica e vinificazione naturale, su soli 3 ettari di vigneti di età compresa tra i 6 e i 35 anni. Mare Postup 2016, da uve Plavac Mali, da viti impiantate su suoli carsici con top soil di argille nere, fermentate senza aggiunta di lieviti e con maturazione in barrique, è probabilmente quello che mi ha più emozionato, con un naso decisamente più fine, tra sentori di erbe aromatiche, leggere speziature, polvere di caffè, prugna matura. In bocca ha grande piacevolezza, una bella salinità, un leggero morso tannico ben gestito, per essere un vino da 16° alcolici, che non si avvertono minimamente.

Infine la storia di un milionario, Robert Benmosche, che ha acquistato dei terreni nella penisola di Peljesac, piantandovi uve di Plavac Mali e Zinfandel: una cantina e una sala di degustazione all’avanguardia hanno arricchito il sito, già comprendente una grotta pre-romana, bunker militari e banchine dell’era austro-ungarica. Diamond Hill Zinfandel 2013 è uno zinfandel dal naso vegetale, un po’ selvatico, con sentori di bosco, resina, erbe amare, muschio e una sfumatura balsamica. In bocca molto interessante, forse leggermente meno complesso del precedente.

A degustazione chiusa verrebbe da dire che i vini croati, pur essendo molto simili al primitivo pugliese, hanno un elemento che ne facilita il consumo, ovvero la spiccata mineralità, che dà una maggiore spinta acida e tanta sapidità, rendendoli facilmente bevibili anche a prescindere dall’abbinamento col cibo. Cosa abbastanza difficile per il primitivo pugliese, ed infatti i banchi d’assaggio, ricchissimi, sono stati accompagnati da ottimi fingerfood proposti dallo chef Pietro Penna, letteralmente presi d’assalto dalla platea di partecipanti, e da un fantastico risotto al primitivo con petto d’anatra caramellato con spezie: un vero piacere per il palato.

Una scoperta interessante, questa dei fratelli croati del primitivo pugliese: non so a voi, ma a me è venuta voglia di organizzare un viaggetto in Croazia per la prossima bella stagione. Si parte?

di Ilaria Oliva
Ph. Vito Gallo, courtesy FIS Puglia

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