IN VINO VERITAS: intervista indiscreta a Ilaria Oliva

Il favoloso mondo del settore vitivinicolo è una foresta abitata da tantissime creature: tra ceppi e grappoli si destreggiano le numerose figure professionali grazie alle quali la bevanda aspra, conosciuta in antichità come nettare degli dei, è divenuta oggi quell’eccellenza inebriante che chiamiamo vino. Tra enologici, tecnici, viticoltori e cantinieri abbiamo scelto di focalizzarci e scoprire i segreti di una figura che – negli ultimi anni – ha preso piede tra noi comuni mortali per condurci a una sana consapevolezza delle vere qualità del vino: il sommelier.
Per raccontarla abbiamo incontrato Ilaria Oliva, sommelier FIS, quarantasei anni, residente a San Vito del Normanni.

  • Ciao Ilaria, bentrovata, invitaci nella tua vita: chi è Ilaria Oliva ?
    Ilaria da quasi vent’anni lavora come manager culturale: mi sono laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna 20 anni fa, e ho poi frequentato dei corsi di perfezionamento che mi hanno introdotto al mondo della progettazione culturale. Da qui un percorso molto sfaccettato di attività dalla valorizzazione culturale allo sviluppo locale, dalla formazione all’arte contemporanea, dallo spettacolo dal vivo alla scrittura critica, che mi ha portato ad essere una nomade lavorativa per circa 15 anni e per mezza Italia. Finché 10 anni fa non ho deciso di rientrare in Puglia, seguendo il richiamo delle radici. Da qualche anno ho trovato anche altre radici che mi legano alla terra…
  • Qual è stato il tuo primo contatto con il vino?
    Il mio primo contatto “serio” col vino è stato abbastanza tardivo.  Nella mia famiglia, a parte il bicchiere di vino locale con cui mio padre da sempre accompagna i pasti (per molti anni addirittura vinello fatto da lui stesso con l’uva della nostra campagna), nessuno aveva l’abitudine di stappare bottiglie.
    Ricordo bene, però, che da piccola mi affascinava il processo di trasformazione dell’uva in mosto e poi in qualcosa da bere, assistendo spesso a queste vendemmie caserecce: per questo motivo conoscevo già da piccola i nomi dei principali vitigni della zona, soprattutto di quelli che nel tempo sono andati perduti e poi recuperati.
  • Vino: quali sono le peculiarità che più ti piacciono e le caratteristiche che ti attirano?
    La prima sensazione olfattiva che mi colpisce in un vino è la mineralità: sarà per questo che preferisco i bianchi e i rosati (oltre alle bollicine, per le quali ho una vera e propria passione).
    E poi devono avere un’anima, qualcosa di particolare che mi conquisti, anche se difficile da abbinare, oppure essere frutto di un vitigno recuperato, questa è una cosa che mi attira particolarmente.
  • Quando hai deciso di intraprendere il percorso per diventare sommelier?
    Il mio approccio al mondo del vino è un po’ particolare: qualche anno fa, come redattrice per una rivista d’arte, ho iniziato a seguire i progetti artistici delle case vinicole. Intervistando i curatori e i proprietari delle aziende che portavano avanti questi progetti, ho cominciato a maturare, parallelamente all’interesse artistico, una certa curiosità per il mondo del vino. La svolta c’è stata quando sono stata invitata dalla Fondazione La Raia di Novi Ligure a visitare la loro azienda e conoscere di persona i loro interventi artistici: in mezzo a quei vigneti a conduzione biodinamica, mi sono ripromessa di approfondire seriamente l’argomento. Nel frattempo avevo frequentato due brevi corsi introduttivi, uno sulla degustazione, e l’altro di introduzione al corso per sommelier tenuto dalla FIS. Quest’ultimo era stato così interessante che ho deciso di informarmi sui corsi in partenza e, nel febbraio 2016, ho iniziato a frequentare il primo livello del corso per sommelier della Fondazione Italiana Sommelier Puglia.
  • Qual è il percorso che si fa per diventare sommelier?
    Il percorso che ho seguito è stato molto semplice: ho pensato che, se volevo approfondire la materia, sarebbe stato meglio fare un corso professionalizzante. Ho scelto l’offerta della FIS perché mi aveva convinto la presentazione alla quale avevo preso parte. I tre livelli che servono per arrivare a sostenere l’esame di qualificazione sono stati molto intensi con docenze che sono state tenute dai migliori esperti del vino italiani. Durante le lezioni mi hanno trasmesso la loro passione e il loro entusiasmo, oltre ovviamente a una enorme competenza sul mondo del vino. È molto importante, poi, partecipare a masterclass di approfondimento e negli ultimi anni in zona ce ne sono tante e anche molto interessanti. Al termine dei tre livelli, che si spalmano su circa due anni, si sostiene un esame conclusivo che è suddiviso in varie sezioni: una prova scritta, una parte pratica sul servizio di sala, una sugli abbinamenti cibo-vino e un colloquio conclusivo con approfondimenti anche sulle più importanti zone di vinificazione estere.
    Questo è il percorso per diventare sommelier, ma io non mi sono fermata qui: ho approfondito l’inglese del vino con un corso dedicato, Wine Talks organizzato da The Hub a Lecce, e ho in mente di frequentare il BEM Bibenda Executive Wine Master della FIS a Roma dal prossimo settembre. 
  • Ricordi il tuo primo servizio? Dov’eri? Eri emozionata?
    Più che un vero servizio, si è trattata di una presentazione/degustazione che ho tenuto durante un evento da me ideato e curato, per l’Associazione Eclettica di Barletta, lo scorso autunno: il progetto si chiama inVINOveritARS, e mette insieme arte contemporanea e vino. Abbiamo realizzato la prima edizione nella daunia nei mesi di novembre e dicembre 2017, e, pochi giorni prima di sostenere il mio esame orale, ho presentato il Nero di Troia prodotto dall’Antica Cantina di San Severo ai partecipanti alla tappa di progetto. Il pubblico era molto esigente: mi hanno tempestato di domande, alle quali sono riuscita a rispondere in maniera abbastanza esaustiva, cosa che mi ha stupito, non me l’aspettavo. Ricordo che ero molto tesa, non avevo mai condotto una degustazione perché prima di quel giorno ci eravamo serviti della collaborazione di una sommelier di grande esperienza della FIS (che era anche partner del mio progetto). Comunque pare sia andata bene e ha portato fortuna anche per l’esame!
  • Se devi presentare/promuovere un vino che non ti piace come ti poni? Come affronti il “pubblico”?
    Mi hanno insegnato che i vini devi degustarli senza pregiudizi e che, ad esempio, quando si tratta di assegnare un punteggio, non ci si deve basare sulle preferenze personali, ma su una serie di parametri oggettivi ben definiti: pertanto il mio metodo è quello, esaltare le qualità intrinseche senza mettere in evidenza quelle che a mio avviso possono essere le carenze o i punti di debolezza di un vino. L’importante è trovare un elemento distintivo sul quale far nascere un’emozione, se possibile: il vino alla fine è quello, far conoscere un territorio e far viaggiare la fantasia.
  • Parliamo di uve, quali sono i cavalli di battaglia delle terre di Brindisi?
    Nella zona compresa tra la Valle d’Itria e l’Alto Salento predominano i vini bianchi da uve Verdeca e Bianco d’Alessano: freschi, fruttati, leggeri e con lievi sentori di mandorle. In questa zona, più verso il mare, è molto importante il fenomeno del carsismo, con la presenza di lame e una maggiore profondità di suoli, che li rende più fertili rispetto agli omologhi delle Murge.
    Nel brindisino vero e proprio ci sono vitigni come il Susumaniello, recuperato non da molto tempo, che vengono utilizzati nella produzione di rossi nell’ambito della Doc Brindisi, mentre nell’Ostuni Rosso ci sono, oltre a Negroamaro e Malvasia Nera, anche due varietà tradizionali come Ottavianello, che ha una buona resistenza alla siccità, molto importante in una regione come la Puglia,  e Notar Domenico, coltivato soltanto in questa parte d’Italia, e per il taglio dei vini.
  • Qual è il tuo vino preferito e l’abbinamento cibo-vino.
    Tra i vini pugliesi le bollicine di D’Araprì e i rosati, preferibilmente da susumaniello. Per il resto, al momento il mio vino preferito è la Ribolla gialla, ma confesso di dover ancora approfondire bene il panorama francese, dove sono sicura che troverò cose molto interessanti.
    Per quanto riguarda l’abbinamento cibo-vino, sicuramente un piatto di fave e cipolle rosse caramellate, con un bel rosato.
di Luana Giacovelli

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...