IN VINO VERITAS: intervista indiscreta a Silvia Scordino

Il favoloso mondo del settore vitivinicolo è una foresta abitata da tantissime creature: tra ceppi e grappoli si destreggiano le numerose figure professionali grazie alle quali la bevanda aspra, conosciuta in antichità come nettare degli dei, è divenuta oggi quell’eccellenza inebriante che chiamiamo vino. Tra enologici, tecnici, viticoltori e cantinieri abbiamo scelto di focalizzarci e scoprire i segreti di una figura che – negli ultimi anni – ha preso piede tra noi comuni mortali per condurci a una sana consapevolezza delle vere qualità del vino: il sommelier.
Per raccontarla abbiamo incontrato Silvia Scordino, sommelier Ais, ventinove anni, residente a Ostuni.

  • Raccontaci di te, chi sei e da quale percorso provieni?
    Le mie generalità le hai già anticipate tu, parto allora dicendo che sono nata a Savona, ma ho la fortuna di vivere in Puglia e nella splendida città bianca: Ostuni.
    Da bambina avevo tanti sogni e, come tutti, cambiavo mille volte idea su ciò che avrei fatto del mio futuro. Sognavo di fare l’attrice e ho seguito dei corsi di teatro, poi decisi che mi sarei immolata alla medicina diventando una pediatra, poi volevo fare la maestra e poi ancora molte cose. Una scelta sbagliata negli anni dell’Università mi ha portata a non terminarla, ma nella vita mai dire mai, magari un giorno mi rimetto sui libri e divento enologa!
  • Ricordi il giorno in cui ha bevuto il primo bicchiere di vino?
    Sì! Ero a casa, nella mia famiglia il vino a tavola non è mai mancato, si iniziava a degustarlo dall’antipasto e si finiva con il dolce. Ricordo che da bambina mi era permesso “bagnarmici le labbra” e che già lì, nonostante fossi piccola, mi piaceva descrivere ciò che sentivo.
    Ricordo inoltre benissimo quando mi sono ubriacata per la prima volta, ero a una festa di compleanno e ho “esagerato” con le bollicine a stomaco vuoto…vi lascio immaginare…
  • E cos’hai pensato dopo la prima sbornia?
    Ovviamente che non avrei mai più bevuto in tutta la mia vita. Ahah, lo so è una risposta poco, anzi per niente, credibile.
  • Il vino nella tua famiglia, è una tradizione?
    Come ho già detto prima il vino non mancava mai, sedersi a tavola attorno a una bottiglia era un momento di gioia e convivialità. Da qualche anno mio zio ha impiantato una vigna e avviato una piccola produzione di Minutolo che mi consente di stare a contatto con le pratiche della vendemmia.
  • Quando hai decido di intraprendere il percorso da sommellier?
    L’idea di intraprendere questo percorso mi balenava già da molto prima di iniziare. Volevo approfondire quel mondo, capirci qualcosa in più e studiare il nettare degli Dei. Un giorno trovai un opuscolo informativo in un bar e pensai che quello era il momento giusto. Mi sono buttata e non mi sono mai più fermata.
  • Cosa ti piace di più di questo lavoro?
    Mi piace il contatto con la gente, poter dare consigli e spiegazioni, raccontare cosa si nasconde dietro ogni bottiglia di vino integrando le mie conoscenze professionali e la mia passione. Proprio ieri sera durante un servizio un signore mi ha fatto i complimenti per come sono stata chiara nel descrivergli il vino che stava degustando e le origini di quel vitigno…Sono soddisfazioni!
    E’ molto bello anche discutere con i colleghi, che ormai – grazie alla passione comune – sono diventati amici. Questa è la prova che il vino unisce.  Tra un servizio e l’altro non perdiamo mai l’occasione per brindare e ampliare le nostre conoscenze nel campo enologico.
  • Qual è la prima cosa che cerchi quando assaggi un vino?
    Faccio una breve analisi oraganolettica (come mi è stato insegnato) e poi lascio fare alle mie emozioni.
  • I sommellier che si vedono in giro sono sempre più giovani e aitanti. Sarà il fascino della “divisa”?
    In ogni professione la divisa ha quel qualcosa in più e devo ammettere che la nostra ha il suo fascino. Certo, dipende sempre da chi e come la si indossa…ma del resto la classe non è acqua, è vino.
  • Quando inviti qualcuno a cena scegli il vino in base al menu…o studi un menu solo perché vuoi far bere una tipologia di vino?
    Decisamente la seconda, quando un vino mi conquista fin da subito ci tengo molto a farlo scoprire ai miei amici e quindi cerco di studiare un menù che ne esalti in pieno caratteristiche e peculiarità.
  • Qual è il tuo vino preferito?
    Tutti. Scherzo, il mio rosso preferito è L’Amarone della Valpolicella mentre per i bianchi prediligo la Ribolla Gialla e i bianchi Alsaziani, senza nulla togliere naturalmente ai nostri cavalli di battaglia Pugliesi.
  • E l’abbinamento cibo vino?
    Qui restiamo nella mia amata Puglia: orecchiette alle cime di rapa e Bianco di Locorotondo.
  • Stiamo vivendo una sorta di ritorno al bio e alle tecniche antiche di coltivazione, questa tendenza si sta facendo spazio anche tra le tecniche enologiche?
    Certo, basti pensare al ritorno delle antiche potature e al rispetto naturale della crescita della vite senza forzature e aggiunta di sostanze chimiche.
  • Pensi che i gusti e il vino saranno diversi tra 20 anni? In che direzione andremo?
    Sicuramente sì, fattori ambientali e climatici influiranno sui cambiamenti, inoltre le nuove tecnologie che sono in continua evoluzione contribuiranno alla salvaguardia del territorio e della biodiversità in una prospettiva di sensibilizzazione verso la nostra terra.

    di Luana Giacovelli

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